AMORE A VENEZIA, MORTE A VARANASI di Geoff Dyer
Travolgente, acuto, divertente e pieno di energia. Dopo undici anni Geoff Dyer ritorna al romanzo e lo fa con una storia sospesa tra la mondanità viziosa di Venezia e la sacrale spiritualità dell’India. Due romanzi in uno o un romanzo diviso in due? Il primo scritto in terza persona, il secondo in una prima persona che sembra avere molti punti in comune con quella eccentrica e irrequieta dell’autore.
La prima parte si svolge in Italia, nell’estate torrida del 2003, sullo sfondo di una Venezia invasa dalla mondanità della Biennale d’Arte Contemporanea. Lui è un critico d’arte, lei una giovane gallerista, un incontro casuale si trasforma in una travolgente passione erotica tra interviste, party, droghe ed eccessi. La Biennale, istruzioni per l’uso? Forse, tra feste, alcol e ore piccole tra le calli della città lagunare, isola felice di galleristi snob, di “imbucati con accredito” e vetrina di artisti che si sentono arrivati. Gesti, parole e nevrosi dei personaggi del mondo dell’arte e dello spettacolo immersi in una realtà superficiale e fortemente estetizzata sullo sfondo di un amore carnale che non lascia dubbi sulla sua continuità.
Poi il lavoro di giornalista lo porta in India, un’altra città, un altro viaggio. Questa volta sulle rive del Gange, a Varanasi, una delle città sacre dell’induismo indiano. Il ritmo cambia e si fa lento, meditativo, il cerchio si stringe intorno al concetto di morte in un divagare di riflessioni al limite del surreale. Il protagonista perde progressivamente il contatto con il suo mondo di origine e il tempo cessa di girare vorticosamente. Immerso nell’atmosfera decadente della città, si perde tra la folla che accalca i ghat, tra templi e pire funebri, si immerge nelle acque sacre del fiume e tra vita e morte, tra malattia e ascesi va incontro, senza precisa intenzione, a una nuova rinascita. Che non è conversione ma trasformazione.
Geoff Dyer, Cheltenham, 1958. Eccentrico autore del celebre Natura morta con custodia di sax, ritratto dei grandi della musica jazz, vive a Londra. Oltre al saggio sulla fotografia L’infinito istante (Einaudi, 2007) Dyer è anche autore di vari volumi di critica letteraria (saggi su John Berger e D. H. Lawrence), libri di viaggi (Yoga per gente che proprio non ne vuole sapere, Mondadori), e varie opere di narrativa (In cerca, Brixton Pop, Paris Trance, Instar).
Recensione di Paola Pedrini
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